Le scelte di localizzazione delle scorte lungo la filiera nella definizione del network distributivo

La soluzione del classico problema dell’ottimizzazione nella gestione delle scorte di prodotti finiti si complica significativamente laddove, in luogo di avere un unico magazzino deputato al rifornimento di tutti i possibili clienti con la propria gamma di prodotti, l’Azienda si trovi nelle condizioni di avere una rete distributiva (network) più articolata, basata cioè su più depositi che devono distribuire gli stessi articoli.

 

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Reti distributive articolate stanno diventando sempre più frequenti anche per le Aziende italiane, specie per quelle che si aprono di più all’Export e quindi hanno a che fare con una geografia più estesa dei propri clienti, o per quelle aziende che stanno magari crescendo per acquisizioni successive, ereditando così situazioni pregresse in termini di network e trovandosi per periodi di tempo più o meno lunghi a convivere con una logica multi-deposito.

Naturalmente, se non vi si è costretti per ragioni legate alla tempestività del servizio o all’economia dei costi complessivi di trasporto (inbound più outbound), l’ideale sarebbe minimizzare il numero di magazzini, per le ovvie sinergie che tale scelta privilegia.

Tuttavia, un’attenta analisi costi-benefici spesso dimostra come il ricorrere ad un network composito ed articolato sia cosa saggia e conveniente: pertanto, il gestore delle scorte che “erediti” questo certo network è costretto a porsi una serie di domande, essenzialmente tutte correlate alla “domanda delle domande”, ossia “qual è il giusto livello di scorte che devo predisporre per un certo articolo, in un certo nodo distributivo”?

Anche prescindendo dai temi più strategici, quelli che fanno cioè riferimento al ridisegno complessivo del network (quanti magazzini prevedere? Dove posizionarli? Quale ruolo e gerarchia per ciascuno di essi?) o quelli relativi alle fonti di approvvigionamento, c’è comunque tanto lavoro da fare...

Tanto per cominciare, vi sarebbe da fare una seria “mappatura” di quelli che sono i valori operativi e di costo determinanti per stabilire i principali parametri operativi di una sana gestione delle scorte, cosa che spesso – nella nostra esperienza professionale – non viene purtroppo fatta neppure nelle realtà con un solo deposito.

Ci si riferisce più in particolare ad aspetti quali:

  • tempo di approvvigionamento: non è scontato che il nostro fornitore (interno o esterno) abbia tempi di resa simili, se non identici, nei confronti dei diversi magazzini del nostro network, specie se questi sono molto distanti tra di loro. Ecco quindi che considerare un unico valore di lead-time (e dei suoi ritardi) rischia di essere fuorviante;
  • tempi di rifornimento inter-deposito: se la logica distributiva che andremo ad implementare contempla una “gerarchia”, articolata su più livelli di stoccaggio, ossia uno schema con un magazzino che – almeno per un certo assortimento di articoli – è il deposito “centrale”, nei confronti di altri magazzini “periferici” riforniti dal primo, ecco che non dobbiamo confondere il lead-time del fornitore con quello che invece può essere erogato con un navettaggio delle merci tra i due depositi;
  • lotti minimi di rifornimento: come nel caso visto sopra, il lotto minimo può essere assolutamente differente da quello imposto / negoziato con il fornitore, nel caso di rifornimento inter-deposito. Questo è un tema che meriterebbe di per sé un’analisi approfondita, in quanto può avere un impatto determinante sul layout e sui processi del magazzino “centrale” (e anche “periferico”), che potrebbero ad esempio richiedere il passaggio al picking per item, invece che per colli. Questa analisi potrebbe incoraggiare o meno, in funzione dei costi risultanti, una riduzione del lotto minimo di rifornimento;
  • costi di mantenimento a scorta (come frazione percentuale del valore della merce): questo parametro – legato agli oneri di stoccaggio – è il derivato di un’ampia serie di aspetti, che rimandano di fatto alla tipologia di magazzino ed ai suoi costi unitari. Senza entrare ora in questi dettagli, si può dire con certezza che ben difficilmente i costi di mantenimento a scorta di due magazzini saranno perfettamente identici tra di loro. Ecco quindi che fare calcoli ad esempio sul lotto economico di rifornimento senza aggiornare questi valori può essere fuorviante;
  • costi di emissione dell’ordine: ancora una volta, questi saranno ben diversi se riferiti ad un acquisto presso il fornitore, oppure ad un rifornimento allestito nel deposito “centrale” e poi “navettato” a quello periferico.

Grazie anche alla valorizzazione di questi parametri, sarà poi possibile dare una risposta sensata a quella che sarebbe - in realtà - la prima domanda da porsi. Ovvero: devo davvero disporre una scorta di un certo articolo in un certo magazzino periferico? In alcuni casi la risposta è immediata ed è positiva, e questo avviene quando il livello di servizio atteso dal cliente è tale per cui non esiste la possibilità di attendere così a lungo il prodotto, come accadrebbe organizzando la consegna a partire dal deposito “centrale”.

Ma in molti casi, specie per articoli di “Classe C”, il cliente finale – se opportunamente informato di tempi di resa più lunghi di quelli ad esempio promessi per i prodotti di “Classe A”, potrebbe anche essere disponibile ad un’attesa. In questi casi, si può fare una stima dei costi e dei benefici complessivi e quindi anche optare per una centralizzazione degli stock, senza cioè disporre scorte in periferia. Questa scelta deve anche essere fatta alla luce del valore delle merci, del rischio di obsolescenza e dell’incidenza dei costi di trasporto.

Avendo scelto di avere scorte nel deposito centrale (e attenzione che il nostro sistema potrebbe anche essere “policentrico”, nel caso di prodotti con uno spiccato consumo locale sul territorio di un deposito periferico) e anche in quello periferico, la scelta della politica di formazione delle scorte (a punto fisso di riordino, a periodo fisso, con o senza lotto economico, piece-by-piece etc.) e la valorizzazione dei parameri di gestione della “scorta di ciclo” ricalcherà in larga parte quanto normalmente viene fatto per un sistema mono-deposito.

Rimane invece aperta la questione della definizione delle scorte di sicurezza, fondamentale per il conseguimento del corretto livello di servizio: in questo specifico caso abbiamo a nostra disposizione una leva in più, che ci porterà a scegliere se avere un sistema detto “indipendente” – in cui cioè andremo ad allocare scorte di sicurezza solo presso il deposito “centrale” – oppure “dipendente”, in cui la scorta di sicurezza è anche decentralizzata (e quindi la prestazione del magazzino periferico è dipendente dall’affidabilità del fornitore, da cui la definizione di sistema dipendente).

Qui c’è dietro un po’ troppa matematica per un articolo divulgativo: diciamo solo che tutto dipende dalla variabilità della domanda, dai ritardi presumibili di approvvigionamento e di rifornimento e dalla correlazione geografica della variabilità della domanda, nonché dall’importanza della quota parte evasa dal deposito periferico rispetto alla domanda complessivamente prevista e ovviamente dall’affidabilità che vogliamo ottenere. La scelta finale andrà operata come ragionevole compromesso tra il livello di servizio che appunto si intende ottenere ed i costi da sostenere per tale obiettivo.

Naturalmente, questa grande complessità resterà sempre dietro la tastiera di un computer per le aziende che, saggiamente, si doteranno di strumenti software avanzati a supporto della pianificazione congiunta delle scorte e del livello di servizio.

Tuttavia, l’uso di questi irrinunciabili strumenti sarà ottimale solo nella misura in cui l’utente diretto e l’azienda abbiano una piena consapevolezza delle problematiche reali che stanno dietro il programma informatico, e soprattutto della maniera di valorizzare correttamente i parametri di base del programma stesso. Senza una giusta valorizzazione, infatti, anche il più sofisticato dei software non potrà che fornire risposte approssimative, vanificando così la sua stessa efficacia.

 

Se vuoi approfondire questo tema leggi anche:
Come impostare un network distributivo moderno

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