IL VERBO DEI GURU DEL MANAGEMENT (4° PARTE)

Aree di interesse : Management

In occasione del Word Business Forum c'è stata la possibilità di ascoltare, tutte insieme, personalità di spicco del mondo del management internazionale (Giuliani, Porter, Welch, Kotler, Peters, Dallocchio e Covey).

Nella precedenti newsletter vi abbiamo presentato gli interventi di Rudy Giuliani, di Michael Porter, di
Philip Kotler e l’intervista a Jack Welch.

Anche l’intervento di Tom Peters, guru del management moderno, inizia subito con una provocazione: ogni 26 minuti in Cina viene aperta una nuova fabbrica straniera! L’intervento di Peters in effetti ruota tutto intorno alla problematica del far west e alle sue ripercussioni sul nostro mercato. Tutt’altro che
catastrofico l’intervento del guru del management cerca di porre all’attenzione dei manager italiani riuniti al “Wofld Business Forum” che l’effetto Cina non si esaurirà e che quindi il nostro atteggiamento verso questo problema non può e non deve essere passivo: bisogna reinventarsi il proprio business!

Partendo dal presupposto che la competizione con questi paesi non può essere fatta sui costi (tenete presente che alcune multinazionali stano già spostando i loro stabilimenti più all’interno della Cina ritenendo caro il costo della manodopera della zona costiera) il nostro unico vantaggio sarà la capacità di innovare. Peters con la sua dialettica sempre molto coinvolgente sprona la platea a non curarsi dei costi (“Il miglior modo per contenere i costi? Chiudete la vostra azienda e i costi saranno zero!”) ma a reimmaginarsi i processi di business.

Bisogna reinventarsi la strategia. In un mercato così mutevole e perturbato non è necessario avere un piano strategico molto dettagliato, non è nemmeno necessario avere solo capacità e velocità di adattamento, ma è fondamentale essere creativi. Fino a poco tempo fa si pensava che le grandi aziende fossero eterne, in realtà ci accorgiamo che sono quelle che hanno le performance più scadenti e questo solo perché non hanno sentito la necessità di innovarsi o se lo hanno fatto si sono innovate nella direzione maggiormente conservativa. Quindi per Peters le nuove parole d’ordine saranno Design, Innovazione e Creatività: non bisogna incrementare le proprie quote di mercato attraverso acquisizioni ma inventando nuovi mercati.

Bisogna reinventarsi l’organizzazione. L’Information Technology non ha a che fare con l’ottimizzazione dei processi aziendali, ha a che fare con la loro distruzione e ricreazione. Nei prossimi anni anche le aziende più vicine al mondo della “fabbrica” tradizionale come quelle dell’automotive saranno molto diverse da quello che erano una volta: Ford ad esempio diventerà un gestore di brand, un centro di Design, un attore di marketing ma di sicuro non sarà più un produttore di macchine. Peters nel suo intervento disegna degli scenari futuri in cui le organizzazioni saranno totalmente ripensate e dove esisteranno aziende che fattureranno miliardi di euro ma che avranno un solo dipendente. Le organizzazioni saranno degli insiemi dinamici di altre organizzazioni più piccole, più snelle, più specializzate e più creative.

Bisogna reinventarsi il buisness. IBM non vende più PC ma è un System Integrator, UPS sta per dare in outsourcing la consegna dei pacchi per concentrarsi sulle modalità di integrazione delle supply chain, GE Medical System offre consulenza medicale e non più macchine diagnostiche. Se non ci reinventiamo in
un’ottica più orientata ai servizi saremo sostituiti da dei micro processori o da personale a basso costo. Certo i servizi ma Peters si spinge ancora oltre bisogna muoversi verso il Dream Business. Esempi di questa nuova modalità di business sono vari (e fortunatamente presenti anche e soprattutto in Italia) Ferrari, Harley Devidson, la Scala di Milano: anche in queste aziende la finanza, la logistica, la produzione sono importanti ma che emozione vedere uno spettacolo teatrale o guidare una “Rossa” di Maranello.

Per Peters quindi l’evoluzione del business si è spostata dalla produzione di beni a quella di servizi, a quella di soluzioni fino ad arrivare alla “produzione di sogni”. 

La tecnologia sta sempre più automatizzando anche il lavoro dei così detti “colletti bianchi”, ma allora che lavoro dovremo fare in futuro? Ai manager verrà sempre più chiesto di eccellere nella creatività, nel Design, nell’ideazione di nuovi prodotti o soluzioni. Dovremo quindi alimentare lo spirito imprenditoriale di ognuno di noi. Per Peters è un problema di formazione e con la solita dose di provocazione sostiene che sia necessario buttare via tutti gli MBA per privilegiare gli aspetti più creativi e meno quelli “amministrativi”.

Ma il “reinventare l’azienda” è un processo totalmente creativo o è un processo organizzativo? Per il guru del management ovviamente è un mix tra le due cose: l’imprenditore deve avere una vision ambiziosa e creativa ma deve anche essere sostenuto da competenze e da un team di lavoro che gli permetta di realizzare concretamente il suo sogno. Per Peters resta inteso però che oggi più che mai è necessario “pensare strano”: fare benchmarking è inutile, perché metterci 5 anni per diventare con 5 anni di ritardo quello che un’azienda era 5 anni prima? Non si può essere leader seguendo un altro che lo è. I più grandi leader della storia sono dei benchmarker? No, Galileo si alzò un giorno e rovesciò completamente la concezione del mondo. Anche i collaboratori devono “pensare strano”, per Peters il vero problema risiede nei board aziendali: ci vogliono persone giovani, agili e creative.

L’imperativo è quindi la passione: “create una causa non un business!” Ogni 26 minuti apre una nuova azienda in Cina, 7 dei primi 10 miglior sw sono stati sviluppati in India: non abbiamo tempo di realizzare dei piccoli miglioramenti.

Le tre parole più importanti di un leader per Peters sono “io non so”; non si tratta quindi di delegare autorità ma di delegare competenze; le cose migliori avvengono proprio quando gli esecutori vanno ben oltre quello che i loro “capi” avrebbero voluto. Un gruppo diventa grande quando ogni componente è libero di fare del proprio meglio.

Per approfondire l'argomento, Vi invitiamo a leggere la 5° parte dell'articolo

 

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